sabato 8 gennaio 2011

Accaparratori

Ovvero, c'è chi crede ancora alle favole.
Carini quelli del supermercato che, cito a spanne quel che ho letto sul cartello, in assenza di direttive precise lasciano al buon cuore e alla coscienza del cliente la scelta tra il sacchetto di plastica (gratis), il sacchetto in materbì, quello in carta e la sporta di juta o qualunque altro materiale purché resistente. Illusi. Han fatto i conti senza l'oste. Senza gli osti, dovrei dire. Senza, cioè, tener conto che di fronte alla parolina magica, gratis, il peggio dell'italico italiota vien fuori. E dalla paciosa casalinga, dal tranquillo pensionato, dal nerboruto operario emerge con forza lui: l'accaparratore. Due yogurt, un vassoio di prosciutto e sei uova? Cinque sacchetti, va, che non si sa mai. Un litro di latte, un chilo di mele, un pacchetto di biscotti e la pappa del gatto? Facciamo dieci. Per non parlare di quello che, giuro l'ho visto, si infilava un pacchetto intero di sacchetti gialli sotto il giubbotto, defilandosi poi, curvo e veloce, per l'uscita senza acquisti. Sai che bottino. Che io gli augurerei che tutti quei sacchetti stazionassero galleggianti nell'acqua del suo lavandino fino a quando non si distruggeranno. Cioè per sempre.

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